Sulle spiagge, la giungla dei divieti

Lontani gli echi della “guerra della battigia”, a un anno dalla celebrazione della lotta per la conquista del bagnasciuga, permangono sulle spiagge liguri tutti i dubbi sull’ormai annosa questione del libero accesso al sacro bene del mare, sulla possibilità o meno di usufruirne in maniera gratuita anche nei tratti presidiati da lettini, cabine e bagnini. L’accesso gratuito alla battigia mi deve sempre essere garantito? E quando arrivo al mare posso sostare o sedermi davanti al bagnasciuga? Posso stendere un asciugamano e prender il sole nei cinque metri prospicienti l’infrangersi delle onde?

Nonostante la patina di confusione che ancora rende difficile capire a pieno l’argomento, alcuni paletti ben fissi ci sono, anche se per scorgerli occcorre incrociare tutte le norme presenti in materia.

Le fonti di diritto

È bene, prima di tutto, tentare di capire il quadro normativo entro il quale ci si muove. «Fino al 2002 era soltanto l’ordinanza balneare della Capitaneria di porto, ad avere giurisdizione in materia di spiagge – spiega il capitano di fregata Andrea Calcagno, responsabile per la Capitaneria di porto di Genova della sezione Demanio e Polizia giudiziaria – col “pacchetto Bassanini” diverse competenze sulle aree demaniali sono passate ai sindaci. Volendo banalizzare la questione, che in realtà è più complessa soprattutto per quanto riguarda i controlli, si potrebbe dire che a noi è rimasta la responsabilità di disciplinare quando avviene sul fronte mare e nei tratti antistanti la costa, con particolare attenzione alla sicurezza per i bagnanti. I Comuni, invece, si occupano di tutto ciò che avviene “a monte” della battigia, regolamento sull’uso delle spiagge e obblighi per i titolari degli stabilimenti balneari». Dal 2002, dunque, ci sono due diverse ordinanze a disciplinare il comportamento sugli arenili, siano essi liberi o in concessione a privati: l’ordinanza balneare della Capitaneria di porto, sempre uguale tutti gli anni, e quella del sindaco del Comune di riferimento, la quale deve essere promulgata ogni anno ma in realtà rimane sostanzialmente invariata (e non si discosta molto da quanto prevedeva l’ordinanza unica “pre-Bassanini”). Ma sul tema del diritto d’accesso e della possibilità o meno di usufruire gratuitamente del bene-mare, è intervenuta l’anno scorso anche l’ultima Finanziaria del governo Prodi, che in poche laconiche righe evidenzia la necessità di assicurare accesso e balneazione ovunque a chiunque ne manifesti la volontà. Per ultima, a giugno, è intervenuta una legge regionale (la 13/2008, proposta dall’assessore Carlo Ruggeri) sul miglioramento della fruizione delle spiagge libere. Quest’ultima norma agisce sui Comuni, obbligandoli ad attivare politiche per l’ampliamento delle spiagge libere o per la loro salvaguardia. La norma invita anche i Comuni a mettere cartelli ogni 200 metri che indichino corridoi di accesso alla battigia.

Il libero accesso

Il problema, in assenza di testi unici e sentenze specifiche, è interpretare il grado di libertà di chi voglia accedere a una spiaggia per farsi un bagno e si trovi di fronte barriere e casse di uno stabilimento privato. Si evince, dal quadro normativo, che qualunque bagnante possa arrivare al mare senza essere ostacolato, nemmeno in corrispondenza di “bagni” privati. Il transito fino al mare non può essere impedito (lo dicono le ordinanze delle Capitanerie di Porto, quelle dei sindaci dei Comuni, la Finanziaria 2007). Prima le ordinanze dei sindaci prevedevano quest’obbligo per un gestore di stabilimento soltanto nel caso che nell’arco di cento metri non fosse possibile accedere al mare. Molti Comuni stanno togliendo questa indicazione, l’accesso deve essere garantito sempre.

La sosta davanti alla battigia

Nei 5 (o 3 metri) prospicienti al punto dove le onde si infrangono le Capitanerie di porto vietano – per motivi di sicurezza e visibilità dei bagnini – di occupare con ombrelloni, sdraio, sedie, sgabelli, teli e quant’altro la fascia di 5 metri dalla battigia che è destinata esclusivamente al libero transito. «Anche sostare brevemente in quest’area può essere oggetto di sanzione – spiega il capitano Calcagno – il motivo di questo divieto è che potrebbero nascere diatribe tra chi prende il mare o “atterra” con un natante e si trovi un bagnante seduto davanti alla battigia». Pertanto non è possibile, né in piedi né seduti, occupare questa fascia destinata al solo transito. La fascia in questione è di 5 metri più a monte della battigia, 3 quando la profondità dell’arenile è inferiore ai 20 metri. La sanzione prevista è di duecento euro.

Il bagno

Se posso o meno fare un bagno davanti allo stabilimento che mi ha liberamente lasciato entrare le leggi non lo chiariscono. «La Finanziaria 2007 parla di “balneazione” da garantire, mentre la legge regionale 13 del 2008 parla solo di diritto d’accesso – spiega Stefano Salvetti, presidente ligure di Adiconsum, associazione che condusse l’anno scorso la “battaglia degli arenili” – Ciò non toglie che la Finanziaria, che dovrebbe essere sovrana, consente anche di fare il bagno».

Daniele Grillo per “Il secolo XIX

Pubblicato da

diarioelettorale

Webmaster, divulgatore e commentatore non compulsivo.

3 pensieri riguardo “Sulle spiagge, la giungla dei divieti”

  1. si può sostare a 6 o 7 mt dal mare davanti ad uno stabilimento balneare privato?
    frequento la spiaggia di grado, ma non sempre c’è posto nella spiaggia libera…e dare 20 euro per un’ombrellone e 2 lettini mi sembra eccessivo…..( stabilimento privo di doccie…)
    grazie

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