Genova: sulle lucciole, la maggioranza si spacca

27 agosto 2008 – Giovanni Mari

La delibera che chiuderà i bassi del centro storico occupati dal mondo della prostituzione è pronta. Ma proprio su questo tema la maggioranza in Comune si spacca: Rifondazione e il Pdci prendono le distanze e chiedono chiarimenti all’intera giunta.

I dettagli dell’ordinanza, in ogni caso, sono stati affinati ieri sera nel vertice tecnico tra l’assessore alla Sicurezza Francesco Scidone, i dirigenti della Polizia municipale e i legali dell’Avvocatura comunale. Il meccanismo, in sostanza, sarà quello della denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti di chi usa, affitta o addirittura presta i bassi di sua proprietà per il mercato del sesso. Il piano operativo prevede una partenza immediata, già nel mese di settembre. Si chiude così un iter messo a punto in questo mese di agosto dopo oltre un anno di lavoro da parte di Palazzo Tursi, che oggi dispone di un censimento dettagliato su ogni basso usato non correttamente in città, con tutti i riferimenti su proprietari e affittuari.

La giunta comunale regge così alla doppia onda d’urto della protesta: prima le prostitute organizzate che avevano minacciato cortei e scioperi, poi la rabbia di chi pensa che questa iniziativa sia o solo d’immagine o bigotta o comunque contraria a una tradizione secolare nella vecchia Genova. Come però aveva detto il sindaco Marta Vincenzi, la misura vuole rispondere alle richieste dei residenti che lamentano il degrado generato dalla presenza dei “negozi” del sesso e scommette sulla ripresa di alcune strade condannate oggi – proprio per la presenza dei bassi – al ruolo di ghetto attraente solo per chi cerca facili prestazioni sessuali a pagamento.

Ma proprio nel momento del via, si concretizza la terza bordata contro la delibera anti-bassi. È quella confezionata in rapida successione, con due dure note-stampa in due giorni, dalla Sinistra Arcobaleno. Lunedì la lettera aperta al sindaco firmata dal segretario provinciale di Rifondazione Paolo Scarabelli; ieri quella del segretario del Pdci Roberto Delogu.

I due partiti lamentano l’eccessiva impostazione «securitaria» della giunta, denunciano la «sbagliata priorità data dal Comune alla lotta alla cosiddetta insicurezza percepita» e lasciano intendere il loro giudizio negativo su una serie di iniziative considerate punitive nei confronti dei cittadini immigrati. A Scarabelli aveva risposto lo stesso sindaco, accordando al segretario di Rifondazione un incontro chiarificatore tra pochi giorni e assicurando l’intento né moralista né punitivo della giunta.

Ora Delogu: «Il Pdci esprime preoccupazione sulla vicenda dei bassi e in generale per come viene strumentalizzata la questione della sicurezza, che non può essere una bandiera nelle mani di chi vuole punire i deboli, sventolata quando si vuole dare una percezione di maggior vivibilità. La struttura criminale, in questo caso quella dello sfruttamento delle organizzazioni che lucrano sul corpo della donna, non viene minimamente scalfita da questo provvedimento, anzi, rischia di uscirne rafforzata».

Scidone replica e riprende le parole del sindaco: «La nostra non è una battaglia alla prostituzione, è una misura che vuole arginare il degrado. Alla base delle delibere di questa giunta, piuttosto, c’è proprio la tutela delle fasce più deboli: lo abbiamo dimostrato con i sacrifici per mantenere il livello dei servizi sociali e con questa stessa ordinanza difendiamo la popolazione residente in queste strade dove sono fioriti i bassi. Persone che non hanno la casa di certo ad Albaro e che dalla presenza di questo degrado hanno solo un forte nocumento».

Il Secolo XIX

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diarioelettorale

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