Genova: per la chiusura dei bassi della prostituzione, femministe contro la giunta

30 agosto 2008

Giovanni Mari

La campagna del Comune continua a provocare reazioni contrarie, nonostante il sindaco Marta Vincenzi abbia dichiarato di aver riscontrato un «deciso consenso tra la popolazione e non solo tra quella residente nei vicoli dove i bassi sono attivi». Ieri si sono mosse due associazioni: la femminista “Usciamo dal silenzio” e il Comitato per i diritti delle prostitute.

Secondo le femministe, «la pubblica amministrazione e le autonomie locali non debbono perseguire le scelte più facili ma meno efficaci»: «L’allontanamento e l’esproprio di bassi – si legge in una lettera indirizzata al sindaco Vincenzi e all’assessore alla Sicurezza Francesco Scidone – produrrebbero lo spostamento in periferia o in strada delle prostitute. I politici devono riconoscere la soggettività di queste donne, non trattarle da cittadine di serie b e trovare una soluzione per chi vuole uscire dalla tratta, trovando soluzioni logistiche mediate, invece, per chi vuole continuare a farlo».

«Ci pare inoltre fuori luogo – proseguono le donne genovesi di Usciamo dal silenzio – paragonare la pedofilia che è violenza alla prostituzione che è la transazione economica di una prestazione sessuale tra due adulti consenzienti». È per questo che il sodalizio ha chiesto a Vincenzi un incontro urgente per discutere il caso.

Nelle stesse ore, diramava la sua lettera aperta Pia Covre, leader del Comitato per i diritti delle prostitute: «Le lavoratrici sessuali dei caruggi sono li da sempre, sono parte di quei cittadini non ricchi a cui l’assessore Scidone e il sindaco dicono di voler migliorare la vita». «Sono spesso esse stesse le proprietarie dei bassi in questione – aggiunge la Covre -, e ora si vuole metterle sulla strada. Io stessa ho visto nei mesi scorsi le ingiunzioni, emesse dalla azienda sanitaria in collaborazione con il Comune, con l’ordine di sgombero per uso improprio di magazzino. E questa ingiunzione era intestata a delle lavoratrici sessuali che da anni lavorano in quei luoghi, trasformati in piccoli “uffici”».

La denuncia del Comitato: «Simili ingiunzioni sono arrivate anche a qualche artigiano. Il Tar dirà se a essere “improprie” non siano invece le ingiunzioni della Asl che non ha certamente giurisdizione sulla prostituzione. Vista da lontano questa operazione sembra semplicemente una operazione speculativa, dove si sta cercando di eliminare da un quartiere i residenti più poveri e meno conformi al nuovo corso global/liberista del nostro Paese».

In parte, questi due interventi ricordano le motivazioni che nei giorni scorsi hanno spinto Rifondazione e il Pdci a criticare la delibera anti-bassi varata dal Comune. La Sinistra Arcobaleno ha infatti bollato l’operazione come una semplice iniziativa d’immagine, inutile e demagogica, per di più «sotto la forma di una brutta copia delle delibere dei sindaci di centrodestra in questa brutta estate all’insegna dell’esasperazione dei temi della sicurezza». Critiche che prima Scidone, poi il sindaco hanno respinto.

Anche rispetto alle lettere di ieri, Vincenzi ha ribadito le sue posizioni e ha comunque annunciato una serie di incontri tra dieci giorni, al suo ritorno dalle sue missioni a Odessa e a Parigi (il primo sarà con il segretario genovese di Rc, Paolo Scarabelli).

«La nostra – aveva detto il sindaconon è una battaglia contro la prostituzione, un ruolo non nostro e che deve puntare su chi sfrutta e rende in schiavitù le ragazze. E neppure è una campagna di moralizzazione. Noi vogliamo combattere il degrado, evitare che certi quartieri e certe strade diventino dei ghetti, evitare che si formino distretti a luci rosse. Ecco, il Comune di Genova vuole questo». La giunta, spiega Vincenzi, «vuole che non esistano strade per ricchi e altre per poveri, vuole che dal giusto mix sociale nasca una città vivibile e solidale. Per questo non possiamo accettare che una strada sia costellata di bassi adibiti alla prostituzione, dei buchi da pochi metri e con scarse condizioni igienico-sanitarie affittate da italiani che badano solo ai soldi a un mondo che non bada alle donne e che dal ghetto trae i suoi benefici».

Insomma, i quaranta bassi-negozio del sesso restano nel mirino.

da Il Secolo XIX

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diarioelettorale

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