Lucciole, primi ricorsi dei clienti multati

di Fabio Pin

per IL SECOLO XIX

Quarantadue anni, separato, senza figli, titolare di un piccolo laboratorio artigianale, sembra a Santo Stefano al Mare. Quella notte di venti giorni fa, in corso Cavallotti, aveva provato a discolparsi, a spiegare che si era fermato solo per chiedere un’informazione, che lui non sapeva si trattasse di una lucciola, anzi di un trans. Insomma, non cercava compagnia, tanto meno a pagamento. Ma la pattuglia dei vigili di Sanremo non aveva sentito ragioni. E dopo una civile ma inutile discussione, l’uomo si era visto contestare la violazione dell’ordinanza firmata una decina di giorni prima dal sindaco Borea. E di conseguenza la maxi-sanzione di 500 euro. Trenta i giorni a disposizione per saldare il conto.

Ma l’artigiano, dopo averci rimuginato sopra un paio di giorni, si è rivolto a un avvocato: quella multa è un’ingiustizia, voglio impugnare il verbale. Detto e fatto. E venerdì mattina il ricorso è arrivato sulla scrivania del comandante della polizia municipale Claudio Frattarola. Che ha confermato: «È vero, ci è pervenuta un’impugnazione: la prima contro l’applicazione dell’ordinanza volta a contrastare il fenomeno della prostituzione. La esaminerò». Se sarà rigettata, il quarataduenne si rivolgerà al giudice di pace. Anche perchè il protagonista (o la vittima) non mette in discussione la legittimità delle misure adottate dal primo cittadino sanremese, ma il fatto di essere incorso in una violazione. Tre le argomentazioni in cui si articola il ricorso. La prima è che, a detta dell’uomo, si sarebbe accostato con la macchina solo per ottenere un’informazione, quindi senza scaricare o far salire a bordo nessuno. In secondo luogo, sostiene che non sarebbe stato a conoscenza della “professione” della persona interpellate, che tra l’altro non era una ragazza ma un transessuale brasiliano. In ultimo, la sosta dell’auto non avrebbe intralciato in alcun modo la viabilità, tanto meno rappresentato un elemento di rischio per la pubblica incolumità. In pratica, afferma il ricorrente, si sarebbe fermato nell’area di una stazione di servizio.

«Ripeto, valuteremo le motivazioni del ricorso. Se non saranno accoglibili, andremo davanti al giudice», taglia corto Frattarola. Che sempre ieri ha riferito di non avere notizia di un’altra iniziativa legale che sarebbe stata promossa da uno dei trenta multati.

In questo caso si tratterebbe di un ricorso al Tar contro l’ordinanza. «Al momento non mi risulta. Tuttavia trattandosi di un’ordinanza che si basa sui maggiori poteri conferiti dal Governo ai sindaci, difficile pensare a un esito positivo di un eventuale impugnazione al Tar». Senza contare che un ricorso di legittimità comporta spese non indifferenti, nell’ordine di almeno duemila euro. Se poi si perde, bisogna aggiungere i 500 euro della multa. L’unica soluzione meno costosa potrebbe essere quella di una “class action” ovvero un’azione collettiva risarcitoria sul modello del sistema americano. Ma in Italia questo strumento non è ancora utilizzabile. Inoltre per abbattere i costi bisognerebbe “consorziare” un bel po’ di “clienti”.

da IL SECOLO XIX

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diarioelettorale

Webmaster, divulgatore e commentatore non compulsivo.

One thought on “Lucciole, primi ricorsi dei clienti multati”

  1. LETTERA APERTA AI CITTADINI ITALIANI E STRANIERI PRESENTI SUL TERRITORIO
    Spettabili cittadini,
    Di recente sono state approvate disposizioni legislative che hanno permesso l’emanazione di alcuni provvedimenti degli Enti Locali, come le Ordinanze Sindacali, i quali si stanno sostituendo alle norme nazionali e stanno introducendo divieti ed obblighi che queste non prevedono.
    Tali disposizioni stanno causando una frammentazione del suolo italiano in più ordinamenti giuridici, simili a quelli di Stati quasi indipendenti, corrispondenti al territorio dei vari Comuni in questo Paese.
    Con la presente, in caso si venisse sanzionati per una violazione di qualsiasi Ordinanza che non ricalchi i divieti delle leggi nazionali, pongo l’invito a svolgere l’atto di relativo ricorso, scrivendo una tesi difensiva in carta semplice a chi ha emanato il provvedimento locale, ai sensi dell’articolo 18 legge 689/1981.
    In tale scritto si può dichiarare il disaccordo sul verbale contestato, poiché le norme statali non prevedono alcun illecito in merito ai fatti compiuti e che l’articolo 54 commi 1 lettera A e 4 del Decreto Legislativo 267/2000, il quale concede il potere ai Sindaci di emanare diverse Ordinanze in materia di Sicurezza Pubblica, non risulta conforme agli articoli 3 e 117 secondo comma lettera H della Costituzione Italiana, siccome tali atti dei borgomastri si possono sostituire ai dettami della legislazione nazionale, causando disparità di trattamento dei cittadini che compiono medesimi atti in diversi luoghi.
    Se successivamente si dovesse ricevere come risposta l’Ordinanza-Ingiunzione del relativo verbale, suggerisco di svolgere la pratica di ricorso al Giudice di Pace, chiedendo al detto magistrato di sollevare la “Questione di Legittimità Costituzionale” della normativa succitata (articolo 54 commi 1 lettera A e 4 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267), poiché in contrasto con i detti articoli della Costituzione Italiana (3 e 117 comma 2 lettera H); i quali dichiarano che tutti i cittadini hanno parità sociale e che la potestà legislativa in materia di Ordine e Sicurezza pubblica, spetta solo allo Stato.
    Grazie.

    Ricordo anche che i Poteri speciali dei Sindaci sono condizionati da clausole dettate dal corrispondente Decreto attutivo ministriale. Se queste non sono rispettate il TAR può benissimo dichiarare illegittima l’Ordinanza.

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