A Genova sesso a pagamento solo ai piani superiori

Sesso a pagamento vietato a piano terra

di Daniele Grillo

Niente più baldacchini, alcove e camere da letto allestite nei magazzini al piano terra o nei seminterrati della città vecchia. Il Comune vara ufficialmente l’ordinanza del sindaco contro la prostituzione nei bassi del centro storico: firmato l’avviso di avvio del procedimento, fissati i confini della sua attuazione, compresi tra via Garibaldi, piazza Fontane Marose, via Luccoli, piazzetta Merli, piazza e via di Soziglia, via Orefici, piazza Banchi, via Banchi, via San Luca, via san Siro, via Cairoli, piazza della Meridiana. Trenta giorni per avanzare osservazioni, poi scatteranno i controlli e, dopo ulteriori due mesi, la Polizia Municipale farà scattare le denunce per i proprietari di bassi affittati come abitazioni o come locali dove viene esercitata l’attività della prostituzione.

Nei prossimi giorni verranno affissi seicento manifesti con le indicazioni dell’avvio di procedimento – spiega Francesco Scidone, assessore alla Città sicura – Seguiranno le denunce dei recidivi e i sequestri dei locali». Ci sarà tempo fino al 7 novembre, giorno dedicato al pressoché sconosciuto San Prosdocimo, per visionare gli atti a disposizione dell’amministrazione e della Polizia municipale, presentare memorie scritte o documenti, sollevare proteste e far ricorso alle proprie carte per opporsi ai sequestri. Poi, scatterà il meccanismo – altri due mesi di tempo per il suo compimento – che porterà, sperano in Comune, a eliminare la prostituzione nella fetta di Genova subito sotto a Palazzo Tursi. Prosdocimo, dal greco, significa “atteso”. E un’attesa può essere fatta di sensazioni diversissime. Contrariate, inferocite, speranzose di cambiamento, gioiose, fredde. San Prosdocimo, quest’anno, avrà dunque per Genova un’importanza superiore a quella che il calendario gli ha affidato. Genovesissimi proprietari di immobili del Centro storico, genovesissimi o stranieri frequentatori di alcune delle zone più buie, solerti vigili urbani e decine di quelle che De André chiamava “pubbliche mogli” vivranno il giorno dedicato all’ “atteso”, con spiriti completamente differenti.

Recita il provvedimento firmato dal suo responsabile – e materiale redattore – Roberto Mangiardi alla voce “oggetto”: «Limiti all’autorizzazione di locali ubicati negli edifici ricadenti nella zona del Centro storico e posti al piano strada (piano terra o seminterrato) al fine di restituire alla zona adeguate condizioni di vivibilità, sicurezza e praticabilità da parte della collettività». Pertanto non si potrà, continua il testo dell’avviso, «allestire o mantenere locali al piano strada attrezzati come camere da letto, soggiorni, sale da pranzo, cucine e simili entro l’ambito delimitato dalle strade indicate». Anche gli stabili prospicienti – su ambo i lati – del perimetro indicato, sono stati compresi nel divieto. Divieto al quale sono state sottratte le cucine e i locali a servizio di attività commerciali che comportino la somministrazione di alimenti e bevande. Salvo anche chi riuscirà a dimostrare che l’abitabilità del basso del quale è proprietario è stata autorizzata dal Comune.

In via di Francia, sede del comando dei vigili, si potranno far pervenire tutte le osservazioni. Ma fra tre mesi, finito il periodo delle valutazioni e dei controlli, chi verrà trovato in possesso di un basso con tanto di letto, lenzuola e cuscini, verrà denunciato all’autorità giudiziaria. Non si potrà dire di non sapere: l’avviso sarà appeso in tutta la città a partire dai prossimi giorni. Una quarantina, secondo l’amministrazione e i vigili, i bassi affittati alle prostitute nel perimetro considerato. Ma potrebbero essere anche di più, secondo Scidone «occorre un nuovo regolamento, ci stiamo lavorando».

Il sindaco Vincenzi continua a inquadrare il provvedimento come un «atto dovuto per far tornare una zona ben prestabilita al suo decoro, nel rispetto della cittadinanza che in quell’are vive». Il sindaco è intervenuta a una recente puntata di Porta a Porta che parlava di prostituzione ribadendo la diversità del provvedimento genovese rispetto a quelli applicati recentemente nelle città italiane dopo l’avvio dell’era dei “supersindaci”. «Non sfrattiamo Boccadirosa – ha detto la Vincenzi – Boccadirosa non c’è più. Le ragazze che esercitano l’attività della prostituzione nei vicoli sono molto diverse da quella cantata da De André. Sono tutte straniere, non hanno alcun radicamento con territorio, vengono in Italia con l’ottica di starci per qualche anno, poi vanno altrove». In tv il sindaco parla del programma Sunrise e chiede al ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna di mettere più soldi sul recupero delle prostitute di strada. Difende – e tenta di differenziare – la sua ordinanza indicandola come un provvedimento non contro la prostituzione ma contro l’abbandono, il degrado, di certe zone della sua città.

Ad attendere san Prosdocimo in maniera tutt’altro che gioiosa e positiva è, un po’ a sorpresa, chi dovrebbe trovare nell’avvio del provvedimento motivo di maggior soddisfazione. Aldo Siri, presidente del Municipio Centro Est, ritiene che l’ordinanza «non modificherà la situazione e l’immagine, la cartolina di questi luoghi». «Molte ragazze si sono già accasate ai piani superiori, altre lo faranno o otterranno ospitalità dalle colleghe. È un segnale, sì, ma non modificherà la caratterizzazione di zone come la Maddalena. Il percorso andrebbe affrontato in maniera diversa, tornando ad aprire le case chiuse».

IL SECOLO XIX

Pubblicato da

diarioelettorale

Webmaster, divulgatore e commentatore non compulsivo.

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