Movida rumorosa, prime multe

di Daniele Grillo

Cinque multe da mille euro ciascuna. L’ordinanzaanti fracassoni” del Comune di Genova ha fatto le prime vittime, tre locali e due kebab, situati nel centro storico. Movida finita ? In realtà tirare l’alba, in deroga, si può anche nell’era del proibizionismo applicato alle ore piccole. Circa cento locali genovesi infatti hanno chiesto al Comune di chiudere un po’ dopo rispetto agli orari imposti dall’ordinanza del sindaco numero 168 del 16 luglio 2008, il cosiddetto provvedimento “anti-fracassoni”. In quasi cinquanta casi la deroga è già stata concessa, 35 pratiche risultano sospese per mancanza del nulla osta acustico. Una domanda è stata negata, mentre altre 17 sono attualmente in fase di istruttoria e di acquisizione dei pareri di polizia municipale, ufficio acustica del Comune e altri soggetti deputati a dire la loro. E per chi crede ancora che il Comune scherzi, su questa partita, tenga bene presente che il reparto Annona dei vigili come anticipato ha inflitto, con i primi controlli, la bellezza di cinque contravvenzioni da mille euro ciascuna. La colpa è quella di aver abbassato in ritardo le saracinesche.

È bene fare un passo indietro. Il Comune di Genova, di concerto con Ascom, Confesercenti e Confartigianato, ha deciso la scorsa estate una diversa disciplina degli orari degli esercizi di somministrazione – bar, birrerie, enoteche – , dei circoli privati, degli “artigiani alimentari”, ovvero panifici, venditori di kebab e simili, dei phone center e degli internet point. In sintesi il provvedimento del sindaco prevede che l’attività di somministrazione si può svolgere nell’orario di propria scelta all’interno della fascia 5 del mattino 2 di notte (l’una per le zone di Prè-Molo-Maddalena tra il lunedì e il giovedì). L’ordinanza obbliga a esporre l’orario prescelto con appositi cartelli e permette ai clienti di rimanere nel locale (e allo stesso di rimanere aperto) per la mezzora successiva al momento in cui si è ricevuto l’ultimo boccale di birra o la lattina di aranciata. Decadute tutte le deroghe precedenti automaticamente, la norma dava la possibilità di estendere l’orario oltre quanto imposto solo facendo domanda. Infine, ultimo ordine impartito dalla mini-legge del sindaco, veniva esteso a tutta la città il divieto di vendere bevande da asporto in bicchieri e bottiglie in vetro e metallo tra le 22 e le 6.

Come detto, sono novantanove le richieste di deroga presentate all’ufficio Commercio di Tursi. Tra i locali già autorizzati da specifica deroga ci sono nove locali e circoli dei vicoli, sette di Sampierdarena, quattro della Foce, tre della zona tra corso Sardegna e piazza Terralba. Presenze anche in corso Europa, a Principe (i due chioschi che si affacciano sulla piazza), Cornigliano (tre locali), via Gramsci e altre zone del centro, Nervi (due), Quarto e Quinto, Castelletto, Bolzaneto e Porto antico.

I locali multati dall’Annona le scorse settimane, i primissimi dopo il varo dell’austerity, sono appunto cinque. Si tratta di tre locali pubblici del Centro storico e di due kebab nella zona compresa tra San Lorenzo e Caricamento. Per ciascuno un’ammenda da mille euro. E ora, dicono dalla Polizia municipale, il sistema dei controlli diventerà strutturale, con periodici (forse settimanali) sopralluoghi dei vigili in ogni parte della città. Soddisfatto, ad oggi, dell’ordinanza e dei suoi effetti è Gianfranco Tiezzi, assessore al Commercio. «Rispetto al clamore iniziale direi che gli umori riguardo a questa ordinanza si sono quietati. Alla fine il numero delle richieste di deroga è risultato congruo all’ampiezza e al numero di attività presenti nella nostra città. Vigileremo, comunque, su quanti hanno ottenuto la deroga, di concerto con la questura e la polizia municipale». Francesco Scidone, assessore alla Città sicura, sostiene che la vera prova del nove sarà il ritorno della movida, dopo il Natale. «Questo è un periodo abbastanza tranquillo – è l’opinione di Scidone – bisognerà tenere d’occhio il rispetto dell’ordinanza quando le notti nel centro storico torneranno affollate come di consueto».

da Il Secolo XIX

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diarioelettorale

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