Il sindaco: non sai l’italiano, non ti do la cittadinanza

LE LEGGI DEI PRIMI CITTADINI – La procedura si chiude con un giuramento in Comune che ora diventa un esame – Crespano del Grappa, ordinanza filtra-stranieri: «Un dovere pesare il senso d’appartenenza»

CRESPANO DEL GRAPPA (Treviso) — Alle pendici del sacro monte su cui italiani ed austriaci, ungheresi e slavi, mescolarono i propri idiomi nel sangue della Grande Guerra, una sola lingua diventa condizione necessaria per ottenere la cittadinanza tricolore. Lo stabilisce da questa settimana un’ordinanza del sindaco (azzurro) Nico Cunial, il quale ha messo nero su bianco l’indispensabilità della conoscenza dell’italiano per ottenere lo status civitatis a Crespano del Grappa. «Negherò la concessione del titolo – assicura il primo cittadino – agli stranieri che, come capita sempre più spesso, non sono nemmeno in grado di leggere la formula di rito prevista dall’ordinamento ».

La normativa vigente prevede che la cittadinanza italiana non possa essere conseguita se «entro sei mesi dalla notifica del relativo decreto la persona interessata non presti giuramento davanti all’ufficiale di stato civile del comune di residenza, impegnandosi ad essere fedele alla Repubblica e ad osservare la Costituzione e le leggi dello Stato». A ricordarlo è una circolare del ministero dell’Interno, diramata ormai un lustro fa, secondo cui «è appena il caso di rilevare che le modalità di prestazione di tale giuramento non possono risolversi in una mera formalità, ma debbono riflettere gli intrinseci contenuti di consapevole assunzione del nuovo status ». A questa raccomandazione s’è rifatto Cunial, nel momento in cui ha firmato la disposizione che impone la padronanza della lingua nazionale quale requisito vincolante per la conclusione della pratica.
«Se dopo dieci anni di residenza in Italia o sei mesi di matrimonio con un italiano, un immigrato non è ancora capace di ripetere a voce alta una frase commenta il sindaco di Crespano – mi sembra evidente che non ha affatto dentro di sé la consapevolezza dell’ingresso nella nostra comunità nazionale». Ecco allora il provvedimento, con cui il forzista si propone di rimandare (a tutti gli effetti in senso scolastico) gli impreparati in materia. «Il mio mette le mani avanti Cunial non è formalismo. Ho invece l’obbligo di accertarmi che chi mi domanda di diventare cittadino italiano sia poi in grado di esercitare appieno i suoi diritti ed i suoi doveri. Per cui chi non dimostrerà davanti a me di capire e parlare decentemente la nostra lingua, dovrà tornare la prossima volta. Anch’io ho dovuto imparare il portoghese per poter esercitare la professione di architetto in Brasile».

Lo scorso anno il sindaco trevigiano aveva già minacciato di non rilasciare più la carta d’identità a quanti si fossero rifiutati di timbrare il documento con la propria impronta digitale. Ora quest’ordinanza, che da oggi sarà affissa su manifesti murali in giro per il paese. In tutto 4.786 anime, quindici delle quali diventate italiane nel 2008. «L’ultimo – ricorda il sindaco – è stato un kosovaro che non capiva una parola d’italiano. A quel punto ho detto basta».

Angela Pederiva

Fonte: Corriere del Veneto

via Associazione Polizia Locale Provincia Di Bergamo

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diarioelettorale

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