Disoccupati-accattoni, Gentilini «Devono tornare a casa»

Il vicesindaco: «Prima devo pensare ai nostri pensionati» L’assessore De Checchi: «Verificheremo se c’è un racket»

di Paolo Calia

TREVISO (1 febbraio) – «Quando un cittadino straniero perde il posto di lavoro e non ha alcun sostentamento, deve automaticamente scadere anche il suo permesso di soggiorno ed essere rimpatriato. Non possono rimanere qui senza lavorare, come fanno a vivere? Ovvio che poi sono costretti a mendicare o, peggio, diventano ostaggio della criminalità». Il vicesindaco Giancarlo Gentilini usa parole da sceriffo. La nuova ondata d’accattoni formata da giovani di colore messi in mezzo a una strada dalla crisi, non gli è sfuggita. E lui ha già pronte le soluzioni.

«Ho notato questa presenza – dice – e anche tanti trevigiani me l’hanno sottolineata. Ma se uno non ha di che mantenersi, deve tornarsene nel suo Paese. Come capitava con i nostri emigranti». Escluso un intervento del Comune: «E cosa potremmo fare? Devo pensare ai pensionati trevigiani, a quegli anziani che vivono con trecento euro al mese e non sanno come andare avanti. Il problema degli stranieri che rimangono senza lavoro non può essere gettato sulle spalle dei sindaci, deve essere risolto a livello nazionale. Vorrei un po’ di coraggio da parte dei ministri su questo aspetto: chi non ha lavoro, non può più avere il permesso di soggiorno. Non si può vivere di elemosina. E non si può vivere commettendo reati: in questo periodo sono aumentati furti e rapine e nel carcere di Santa Bona il 70 per cento dei reclusi è straniero».

L’assessore alla sicurezza Andrea De Checchi vuole invece vederci chiaro: «Ho chiesto alla polizia locale una stretta sui controlli ma è comunque vero che siamo di fronte a un nuovo tipo di accattonaggio. Adesso vediamo tanti ragazzi di colore, soprattutto nei fine settimana. È un fenomeno che va studiato. Porterò la questione anche all’attenzione del comitato di sicurezza in Prefettura. Bisogna capire se sono episodi esclusivamente legati alla crisi economica, o se siamo di fronte a una nuova forma di sfruttamento di queste persone. Nel primo caso il Comune, oltre che applicare la sanzione prevista dall’ordinanza anti-accattoni, può ricorrere a qualche strumento di assistenza per garantire un pasto a queste persone o per consentirgli di passare la giornata. Se invece ci si rende conto che dietro a questi ragazzi ci sono organizzazioni criminose che approfittano dei più deboli, allora sarà il caso di indagare. Senza dimenticare che nostro compito è anche quello di garantire la tranquillità dei trevigiani che passeggiano e dei negozianti che non vogliono essere importunati».

da Il Gazzettino.it

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diarioelettorale

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