Novara multa da 500 euro a tunisina con il burqa alle poste

Applicata l’ordinanza anti velo integrale. Il riconoscimento effettuato da una vigilessa, il marito non voleva che la donna si mostrasse ad altri

dal nostro inviato PAOLO GRISERI

NOVARA – Ai vigili urbani che ieri le presentavano il verbale della multa, ha rivolto una sola richiesta: “Per favore, posso firmare fuori dal mio appartamento? Me lo chiedono le mie convinzioni religiose”. Richiesta accettata: Amel ha firmato sul pianerottolo il documento che certifica la prima multa italiana per porto abusivo di burqa. Per la precisione la sua infrazione è quella di aver indossato il niqab, il velo che copre tutto il volto ad eccezione degli occhi. In questo modo Amel, tunisina di 26 anni, ha violato una recente ordinanza del sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano: “Ho firmato il provvedimento – spiegava ieri Giordano – per ragioni di sicurezza ma anche per far sì che chi viene a vivere nelle nostre città rispetti le nostre tradizioni”.

La storia della multa da 500 euro comminata ieri alla ragazza tunisina, comincia in autunno: “Un giorno – racconta il sindaco – ho incrociato per strada una ragazza totalmente coperta dal velo. Ho chiamato i carabinieri perché la identificassero. In quella occasione ho scoperto che ci sono delle falle nelle leggi italiane per cui chi circola così nascosto può sperare di farla franca. Allora ho scritto l’ordinanza: per vietare definitivamente che ci si possa presentare nei luoghi pubblici con il volto coperto”. Un principio che varrebbe anche per chi si presentasse in ufficio con il casco da motociclista. Ma è ovvio che la battaglia sul burqa paga di più politicamente. Così venerdì scorso scoppia il caso. Accade in mattinata vicino all’ufficio postale di corso Trieste, nel quartiere di sant’Agabio, a ridosso della ferrovia, la zona popolare di Novara. La ricostruzione del comandate dei vigili urbani, Paolo Cortese, è precisa: “Una ragazza e il marito sono stati fermati da una pattuglia di carabinieri vicino all’ufficio postale. I militari hanno chiesto i documenti. Il marito ha fornito i suoi e successivamente ha presentato anche il passaporto della moglie. Naturalmente i carabinieri hanno chiesto di verificare se sotto il vestito ci fosse davvero la donna. L’uomo ha reagito: “La mia religione vieta a una donna di mostrarsi in pubblico di fronte a un uomo”.

La discussione si anima. L’uomo pretende il rispetto di quelli che sostiene essere i principi dell’Islam. Il fatto che tutto si svolga di venerdì non favorisce atteggiamenti di compromesso. I carabinieri cercano aiuto nei vigili urbani. Arriva una vigilessa e si trova un accordo: Amel accetta di andare in un luogo appartato, lontano da possibili sguardi maschili, e mostra il suo viso alla funzionaria dei vigili urbani che constata la corrispondenza con la fotografia del passaporto. Tutto risolto? Naturalmente no perché Amel ha violato l’ordinanza quando si è presentata alla posta con il volto coperto. Dunque va punita con 500 euro di multa.

Rimane un punto interrogativo: è stata la donna a non volersi togliere il velo è o stato il marito a imporglielo? Il comandate dei vigili confessa di non saper rispondere: “Nella discussione ha sempre parlato il marito e non sappiamo se lei fosse o no consenziente”. Il sindaco è soddisfatto? “Io spero sempre che non si arrivi a dover multare i cittadini. Ma in questo caso non abbiamo potuto farne a meno. C’è un problema di sicurezza e di tradizioni da rispettare”. Eppure in molte città del mondo è consentito alle donne circolare con il volto coperto: “Lo so – risponde Giordano – ma Novara non è Londra”.

(04 maggio 2010)

da La Repubblica

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diarioelettorale

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