“Sui mendicanti la Lega ricatta”

Scontro senza precedenti tra Chiesa e Comune a Mantova. A monsignor Busti che aveva bocciato le ordinanze contro l’accattonaggio e negato l’esistenza di un cristianesimo padano, replica con durezza il deputato Fava: “Si candidi alle elezioni”. Il Pdl difende il vescovo di Mantova

La polemica a distanza tra il vescovo Roberto Busti e il parlamentare e responsabile enti locali della Lega, Gianni Fava, sull’accattonaggio molesto, spacca il centrodestra con l’anima cattolica del Pdl pronta a schierarsi con il primo e i lumbard a sostenere, anche se con maggior diplomazia, la tesi del deputato.

Il Pd, invece, fa quadrato attorno alle posizioni di monsignor Busti. Il motivo della contesa interessa solo marginalmente il terreno della difesa della laicità dell’ente locale, tema che pure non è mancato di affiorare nella presa di posizione di Fava. In particolare nell’intervento di Sogliani emerge un altolà alla Lega, accusata dal capo dei Cattolici moderati nel Pdl di cercare di porre dei ricatti all’amministrazione.

Il raffreddamento diplomatico tra curia e Carroccio (che è però subito corso ai ripari organizzando un colloquio con Roberto Busti la prossima settimana) è nato sulla pressione dei lumbard per l’emissione di un’ordinanza del sindaco contro i mendicanti molesti, quindi non contro l’elemosina in sè. Tema che aveva già sollevato forti perplessità nella Caritas e che è stata presa di mira da Busti, secondo il quale «un’ordinanza serve solo a nascondere la povertà». Da qui la risposta di Fava sulla Gazzetta: «Non mi risulta che il vescovo si sia candidato alle elezioni».

LO SCONTRO. Uno scontro così forte tra la curia vescovile e la componente leghista dell’amministrazione comunale non si era mai visto. Passata dopo 65 anni in mano al centrodestra, Mantova sta conoscendo una contrapposizione dai toni duri e trancianti tra due istituzioni che contano parecchio in città. A provocarla le ordinanze contro i mendicanti, e tra non molto quelle contro la prostituzione e gli ambulanti abusivi, che il Comune si appresta a varare su insistenti sollecitazioni leghiste.

Al vescovo di Mantova, Roberto Busti, che aveva bocciato con parole chiare e nette l’ordinanza anti-mendicanti, ha replicato oggi con durezza il deputato della Lega Gianni Fava: ««Non mi pare che il vescovo Busti sia stato eletto, alla prossima occasione quando vorrà proporre progetti amministrativi per la città sarà sua facoltà candidarsi alle elezioni». In mezzo, a barcamenarsi tra le due posizioni, il sindaco del Pdl Nicola Sodano, cattolico, architetto con una spiccata vocazione al restauro delle chiese. Sodano, nei giorni scorsi, è stato invitato a rispettare il Decalogo, ovvero i dieci punti del programma che i leghisti fanno firmare ai candidati del centrodestra che vogliono e ottengono il loro appoggio. Il nuovo sindaco lo ha firmato, forse non troppo convinto della vittoria elettorale, e ora deve rispettarlo.

Ma che cosa aveva detto il vescovo? «A qualcuno vedere i nostri fratelli che allungano la mano per chiedere il pane può creare fastidio. Ma siamo chiamati a risolvere i problemi, non a eliminare i fastidi. Un’ordinanza anti-mendicanti serve solo a nascondere la povertà, a mettere la testa sotto la sabbia». Busti aveva anche ricordato il suo passato da prevosto a Lecco: 10 anni di monocolore leghista seguiti da due alleanze Carroccio-centrodestra. «Abbiamo sempre avuto buoni rapporti, tranne quando comparvero manifesti spiacevoli nei confronti degli extracomunitari, ma poi parlai con il sindaco e lo convinsi dell’errore. I cartelloni furono tolti».

Il precedente serve a chiarire che non ci sono pregiudizi: «Partecipo al dibattito. E dico che un’ordinanza contro i mendicanti è inaccettabile, anche perché esistono già le leggi per punire chi delinque. Capisco che, vedendo chi fa l’elemosina, chi vorrebbe che tutto fosse ordinato prova fastidio. Ma la politica non dovrebbe eliminare fastidi ma risolvere problemi. Esiste un problema povertà, come testimonia la nostra Caritas? Bene, risolviamolo insieme. Ma provvedimenti simili servono solo a fare come gli struzzi: fingere che non ci sia una questione da risolvere e mettere la testa sotto la sabbia».

L’on. Gianni Fava (Lega Nord) Per Fava, le parole del vescovo suonano come un monito per l’intera amministrazione di centrodestra. Perché, se nelle ultime settimane sono stati soprattutto i lumbard a porre in primo piano il tema della sicurezza, non va dimenticato che l’ordinanza è già allo studio della giunta. «Non mi risulta che il vescovo si sia candidato alle elezioni per l’amministrazione del capoluogo – incalza il parlamentare leghista – e fino a quando questo non accadrà i responsabili delle scelte politiche e amministrative sono i partiti e i movimenti che con il loro programma si sono proposti ai cittadini e hanno ottenuto il consenso a governare. L’opinione del vescovo è autorevole, ma noi dobbiamo governare Mantova».

Ma non c’è solo l’accattonaggio a dividere la Chiesa e la Lega. Busti non ha gradito una lettera con cui il capogruppo leghista Luca De Marchi presentava il Carroccio come il vero interprete del messaggio del cattolicesimo: «Non bisogna confondere l’opinione del tal prete o monsignore con i documenti ufficiali della Chiesa» aveva scritto alla Gazzetta di Mantova.

Anche qui la pronta risposta del vescovo: «È la questione che mi tocca di più e bisogna sgomberare il campo. Non c’è un cristianesimo padano, uno veneto e uno romano. C’è il Vangelo su cui ogni cristiano deve misurarsi. A prescindere che sia di destra, sinistra o centro, ricco o povero. La collocazione politica non c’entra nulla ed è una scelta pienamente laica. La religione va lasciata fuori».
(24 maggio 2010)

da Gazzetta di Mantova

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diarioelettorale

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