Novara, firmata l’ordinanza contro l’ambrosia

NOVARA, 23 GIU 2010 – La vicesindaco del Comune di Novara Silvana Moscatelli ha firmato l’ordinanza che dispone misure urgenti volte a limitare l’ulteriore diffusione dell’ambrosia in città e a contenere la diffusione del suo polline per evitare, per quanto possibile, l’insorgenza nei soggetti sensibili di particolari allergie.
“In questi ultimi anni – spiega l’assessore all’Ambiente Luigi Giordano – sono in continua crescita coloro che sviluppano allergie al polline d’ambrosia, allergie che si manifestano con sintomi a volte fortemente invalidanti. L’ambrosia è una pianta infestante che fiorisce tra agosto e settembre e che produce grandi quantità di polline. Si diffonde soprattutto su terreni incolti, aree industriali dismesse, cantieri edili lasciati aperti per lunghi periodi, cigli stradali, massicciate ferroviarie, fossi ed in generale tutte le aree abbandonate o semiabbandonate. L’incuria è quindi uno dei fattori principali che contribuiscono alla massiccia diffusione della pianta; la manutenzione delle aree verdi urbane ed in particolare lo sfalcio periodico tra giugno e settembre delle aree incolte può impedire la fioritura e conseguentemente la pollinazione della pianta”.
Per questo motivo è stata emessa l’ordinanza che impone “ai proprietari di aree verdi; ai proprietari di aree industriali dismesse; ai responsabili dei cantieri attivi e non; ai responsabili Anas; ai responsabili del Consorzio Est Sesia di Irrigazione e bonifica; ai responsabili della gestione delle reti ferroviarie di eseguire tra giugno e settembre periodici interventi di manutenzione e pulizia delle aree suddette con l’esecuzione di almeno tre sfalci  nei seguenti periodi: terza decade di giugno; terza decade di luglio; seconda decade di agosto; in caso di necessità, ulteriore sfalcio nella terza decade di settembre”.
L’ordinanza invita inoltre la cittadinanza “ad eseguire nei mesi estivi la periodica ed accurata pulizia da ogni tipo di erba infestante presente negli spazi aperti (giardini, cortili, parcheggi, marciapiedi interni, ecc.) di propria pertinenza” e i proprietari “di aree adibite a coltivazione di graminacee a provvedere immediatamente al termine della coltivazione all’aratura di dette aree e/o qualsiasi altro provvedimento atto ad eliminare la pianta dal territorio”.

NOVARA, 23 GIU 2010 – La vicesindaco del Comune di Novara Silvana Moscatelli ha firmato l’ordinanza che dispone misure urgenti volte a limitare l’ulteriore diffusione dell’ambrosia in città e a contenere la diffusione del suo polline per evitare, per quanto possibile, l’insorgenza nei soggetti sensibili di particolari allergie.“In questi ultimi anni – spiega l’assessore all’Ambiente Luigi Giordano – sono in continua crescita coloro che sviluppano allergie al polline d’ambrosia, allergie che si manifestano con sintomi a volte fortemente invalidanti. L’ambrosia è una pianta infestante che fiorisce tra agosto e settembre e che produce grandi quantità di polline. Si diffonde soprattutto su terreni incolti, aree industriali dismesse, cantieri edili lasciati aperti per lunghi periodi, cigli stradali, massicciate ferroviarie, fossi ed in generale tutte le aree abbandonate o semiabbandonate. L’incuria è quindi uno dei fattori principali che contribuiscono alla massiccia diffusione della pianta; la manutenzione delle aree verdi urbane ed in particolare lo sfalcio periodico tra giugno e settembre delle aree incolte può impedire la fioritura e conseguentemente la pollinazione della pianta”.Per questo motivo è stata emessa l’ordinanza che impone “ai proprietari di aree verdi; ai proprietari di aree industriali dismesse; ai responsabili dei cantieri attivi e non; ai responsabili Anas; ai responsabili del Consorzio Est Sesia di Irrigazione e bonifica; ai responsabili della gestione delle reti ferroviarie di eseguire tra giugno e settembre periodici interventi di manutenzione e pulizia delle aree suddette con l’esecuzione di almeno tre sfalci  nei seguenti periodi: terza decade di giugno; terza decade di luglio; seconda decade di agosto; in caso di necessità, ulteriore sfalcio nella terza decade di settembre”.L’ordinanza invita inoltre la cittadinanza “ad eseguire nei mesi estivi la periodica ed accurata pulizia da ogni tipo di erba infestante presente negli spazi aperti (giardini, cortili, parcheggi, marciapiedi interni, ecc.) di propria pertinenza” e i proprietari “di aree adibite a coltivazione di graminacee a provvedere immediatamente al termine della coltivazione all’aratura di dette aree e/o qualsiasi altro provvedimento atto ad eliminare la pianta dal territorio”.
da <a href=”http://www.oknovara.it/news/?p=11820″>OK Novara</a>

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Dall’alcol alla prostituzione, boom di ordinanze dai sindaci del Nord: sulla sicurezza battono il Sud

E’ la Lombardia la regione in cui si registra il maggior numero

Dall’alcol alla prostituzione, boom di ordinanze dai sindaci del Nord: sulla sicurezza battono il Sud

Oltre il 66% dei provvedimenti comunali sulla sicurezza urbana è stato emesso da primi cittadini del Nord Ovest e del Nord Est. Solo il 6,7% è stato firmato dai sindaci delle Isole, mentre nel Centro e Sud l’11,7% e il 14,9% del totale. I dati emersi da una ricerca condotta da Anci e Cittalia.

Novara, 23 mar (Adnkronos) – Il 66,7% delle ordinanze comunali sulla sicurezza urbana, rese possibili dai nuovi poteri previsti dal decreto Maroni, e’ stato emesso da Sindaci del Nord Ovest e del Nord Est (rispettivamente il 40,3% e 26,4%). Solo il 6,7% delle ordinanze e’ stato firmato dai Sindaci delle Isole, mentre nel Centro e Sud le ordinanze adottate sono rispettivamente l’11,7% e il 14,9% del totale. Sono i dati emersi da una ricerca condotta da Anci e Cittalia analizzando 600 ordinanze emesse in base al decreto che ha ampliato ipoteri di ordinanza dei sindaci. I risultati dello studio saranno presentati ufficialmente oggi a Novara, nel corso di un convegno organizzato da Anci al quale interverra’ il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Da quando il decreto del ministro dell’Interno e’ entrato in vigore, lo scorso 5 agosto, si evince ancora dall’indagine, il tema maggiormente regolato dai primi cittadini e’ stato il divieto di prostituzione (16%), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6%), dal vandalismo (10%) e dall’accattonaggio molesto (8,4%). Secondo l’indagine, e’ la Lombardia la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze: in 82 comuni (il 5,3% dei comuni lombardi) sono stati emessi 144 provvedimenti.

Significativi i dati di Emilia Romagna, Toscana e Veneto, in cui, pur essendo stato emesso un numero assoluto inferiore di ordinanze (rispetto alla Lombardia), si registrano percentuali piu’ elevate di coinvolgimento dei comuni. Infatti, il 7,6% dei comuni emiliano- romagnoli, il 7,7% dei comuni toscani e l’8,6% di quelli veneti hanno assunto provvedimenti in materia di sicurezza sulla base della legge e del decreto del ministero dell’Interno.

Le nuove ordinanze sulla sicurezza urbana sono state complessivamente firmate dai sindaci di 318 comuni: il 24% e’ stato emanato in comuni con popolazione compresa tra i 5 e i 15 mila abitanti, il 28% tra i 15 mila e i 50 mila e l’11% tra i 50 mila e i 100 mila. I comuni con oltre 250 mila abitanti hanno emesso l’8% del totale delle ordinanze. Ma sottolinea l’indagine che le citta’ con questa popolazione sono in tutto 12 (su un totale di circa 8.000 comuni), e tra queste ben 9 hanno emesso un’ordinanza, ovvero il 75% del totale. Analogamente nei comuni con popolazione tra i 100 e i 250 mila abitanti l’81% dei sindaci ha emesso un’ordinanza. Al contrario sono solo il 5,7% dei comuni con popolazione tra i 5 e i 15 mila abitanti e l’1% dei piccoli comuni ad aver assunto provvedimenti in materia di sicurezza urbana.

Anci e Cittalia, attraverso un questionario, hanno anche raccolto il punto di vista dei sindaci di 109 Comuni rappresentativi di tutte le Regioni, per comprendere quali siano gli interventi per la promozione della sicurezza urbana considerati prioritari per il territorio da loro amministrato. Tra le priorita’ d’intervento segnalate dai primi cittadini ci sono il rafforzamento della polizia locale e l’adeguamento tecnico strumentale della stessa (35,9%), gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2%), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalita’ (24,8%) e il sostegno alle vittime dei reati (14,3%).

E’ stata infine realizzata, nel mese di gennaio scorso, un’indagine campionaria sui residenti delle grandi citta’ italiane , proseguendo cosi’ il lavoro di ricerca gia’ avviato con un’indagine sulla percezione dell’insicurezza nei piccoli Comuni. Secondo i residenti delle grandi citta’ l’insicurezza e’ dovuta innanzitutto al cattivo funzionamento della giustizia (36,7%), mentre viene percepito in modo molto meno pressante il tema della insufficienza delle forze di polizia (17%) e anche il problema, sia pure sentito, dell’immigrazione (24%). A seguire, le cause dell’insicurezza sono la ”mancanza e la precarieta’ del lavoro” (36%), e l’aumento delle diseguaglianze e la crisi economica (26%) a conferma di un senso di incertezza che mette assieme, nella vita quotidiana, i problemi dell’ordine pubblico e quelli della sicurezza sociale.

Nelle 11 citta’ prese a campione, la precarieta’ lavorativa ed economica (32%) fa comunque piu’ paura della microcriminalita’ (30%). Complessivamente, l’insicurezza economica (intesa come precarieta’ lavorativa e timore per la perdita del proprio attuale tenore di vita) pesano per il 50% sulle paure dei cittadini. La maggioranza dei cittadini di Venezia (81%), Cagliari (77%), Firenze (62%), Genova (55%), Milano (52%) Torino (51%) e Bologna (51%) considera la sua citta’ un luogo molto o abbastanza sicuro. Negli altri casi, invece, a prevalere e’ la percezione di insicurezza: Roma (55%), Bari (62%), Palermo (70%) e Napoli (91%). Ma la ”geografia dell’insicurezza” varia notevolmente anche in relazione ai singoli fattori di rischio.

da ADNKRONOS.COM

Dal bacio in auto agli zoccoli. Sì, l’Italia è tutta un divieto

di Federica Fantozzi

Altro che estate all’insegna della libertà: l’Italia si scopre il Paese dei divieti. Dagli zoccoli di legno, alle effusioni amorose, dai tagliaerba usati fuori orario ai bagni nelle fontane cittadine: la lista delle proibizioni aumenta di anno in anno. Non senza qualche curiosità. A Novara è vietato stare nei parchi di sera in gruppi di 3 o più persone. Ordine del sindaco leghista.

Fate attenzione: «È assolutamente vietato danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto», pena la multa fino a 428 euro. Facinorosi e collezionisti sono avvertiti, se non vogliono rimpinguare le casse dei più disparati comuni italiani. Perché quest’estate il Belpaese è tutto un divieto: si è passati dalla finanza all’ordinanza creativa, e al vacanziere tocca la gimkana. Il manifesto ne ha pubblicata una mappa dettagliata, spassosa e inquietante.

Ah sposarsi a Cernobbio, sul lago di Como celebrato dal Manzoni e ammodernato da George Clooney: a togliere un filo di romanticismo è giusto l’ispezione igienico-sanitaria obbligatoria nella casa dei novelli coniugi. Belli e così tipici gli zoccoli da mare che si possono ammirare, nonché comprare a caro prezzo, nelle boutique di Capri: peccato che ad indossarli si disturbi la quiete balneare e arrivano i vigili. Il prato della villetta che avete affittato è invaso di gramigna? La siepe minaccia di entrarvi in camera? Il rampicante ha occluso il camino? Se siete a Forte dei Marmi rischiate 500 euro di multa a impugnare il tagliaerba nelle ore pomeridiane consacrate alla pennichella o nei fine settimana (si prevedono proteste dei giardinieri, il cui giro d’affari è in pericolo). In via di estinzione i gruppi di amici a Novara dove il sindaco leghista ha vietato lo «stazionamento serale di 3 o più persone» nei parchi e nei giardini comunali. Il che sembrerebbe favorire le coppiette, laddove a Eboli, parecchio più a Sud, due bacetti in auto possono costare cari.

Poi ci sono i divieti intuitivi ma non del tutto. Quasi ovunque non si può fare il bagno nelle fontane. Un’italiana trasferita in Islanda ha scritto a un quotidiano: il suo nordico compagno e i loro due figli facevano il pediluvio in una fontana romana, quando un tutore dell’ordine li ha allontanati in malo modo urlando e spaventando i pupi. «Visto che a Reykjavik si può – si duole lei – Dovrebbero mettere un cartello».

Altro divieto ad ampio raggio è il tuffo in spiaggia. Ma se il trampolino c’è, però non si può usare, che senso ha? O vale per quelli – molti senza dubbio – che se lo portano da casa al posto delle paperelle di gomma e del secchiello? A proposito: a Eraclea, nel Veneto dei sindaci-sceriffi, non si possono scavare buche né costruire castelli di sabbia sul bagnasciuga: non sia mai un passante ci caschi dentro o ci sbatta contro.

L’ultima tendenza è l’ordinanza anti-bivacco, elasticissima. A Verona, i concittadini del padano sindaco Tosi si sono ritrovati le panchine divise a metà da una sbarra che impedisce sì il pisolino ai barboni, ma anche la permanenza comoda a chiunque superi 50 chili di peso. È la stessa città dove vige il no smoking nei parchi: l’unica vittima per ora è stato un immigrato costretto a sganciare 50 euro, ma la giurano che sia una coincidenza. A Vicenza inflessibili vigili in bici hanno multato una coppia di ragazzi perché leggevano libri in un parco pubblico. I due hanno protestato: altri non sono stati sanzionati, non sarà perché gli autori da loro prescelti erano Pasolini e Saviano? Le autorità comunali dibattono pensose se presidiare la linea della fermezza o incentivare l’alfabetismo.

A Roma il neo-sindaco Alemanno ha i suoi grattacapi: appena ha pubblicizzata l’ordinanza anti-cassonetto gli sono saltati tutti addosso, dall’associazionismo cattolico ai consumatori ai vegani più à la page. Morale, ha dovuto fare retromarcia: «Ce l’avevo con il racket, mica con i poveracci». Né pare di facile applicazione il rimedio anti-writers: chi sarà sorpreso a imbrattare muri pubblici dovrà cancellare, oltre al suo, 10 graffiti.

A Firenze, il nuovo regolamento-omnibus disciplina pressoché tutti i comportamenti. Il problema è che i residenti ancora non lo hanno letto e non lo sanno. Ne conseguono contravvenzioni a pioggia: 160 euro all’incauto che ha steso i panni dalla finestra in modo visibile ai turisti del centro fiorentino. Multate due mendicanti sdraiate sul marciapiede: non perché chiedessero l’elemosina ma per intralcio alla circolazione. Non è proibito – come a Venezia o Positano – mangiarsi un panino in strada purché non lo si faccia «in modo indecente». Arbiter elegantiae, ovviamente, il vigile: che ha sanzionato una famigliola francese priva di buona creanza. In Laguna, dopo un duro braccio di ferro con i venditori di becchime, è diventato fuorilegge nutrire i celebri piccioni di San Marco. Si spera che i pennuti, pasciuti da decenni di turismo bendisposto, non diventino antropofagi.

In ogni caso, comune che vai sindaco che trovi. Sarebbe vietato circolare vicino alla riva con gommoni e moto d’acqua a motore acceso. Ma quando Briatore & company hanno suscitato lo sdegno dei bagnanti approdando a tutta birra sulla spiaggia sarda di Capriccioli, il primo cittadino di Arzachena ha vestito i panni di Giobbe: «Reazioni esagerate, sa quanti ce ne sono di maleducati? Certe presenze fanno bene per il turismo, bisogna sopportare». Anche il divieto di occupare la battigia è variamente applicato lungo la Penisola. Come la repressione dei «furbetti dell’ombrellone»: colpevoli di lasciarlo piantato sulla spiaggia libera anziché caricarselo in spalla ogni sera. Nessuno, ci si augura, ha davvero pagato mille euro per aver lasciato l’asciugamano a occupargli il posto. Poi: vietato il volantinaggio pubblicitario tra le sdraio, ma non i mega-striscioni aerei che sfondano i timpani.

E se dappertutto è proibito portare cani in spiaggia – alla faccia degli abbandoni – a Capalbio la questione è di stile. All’Ultima spiaggia un cartello informa che «è vietato condurre animali». Subito sotto, a pennarello, la rettifica: «Il dottor Vigna ritiene che il termine “condurre” sia sbagliato. È dunque vietato introdurre animali».

Pubblicato il: 15.08.08 su Unità.it