Panchine, a Sanremo seduti solo con la carta d’identità

21 luglio 2009 Paolo Isaia

Dopo le proteste per la fontana e gli scalini “vietati” in piazza Colombo, il sindaco Maurizio Zoccarato corregge il tiro. Da oggi, per bambini al di sotto dei 12 anni e per gli over 60 sarà infatti possibile tornare a sedersi sul bordo delle fontane della piazza, così come sugli scalini del solettone. Che rimangono ancora vietati, quindi, a chi ha un’età che va da 13 a 59 anni. Ora la polizia municipale, in caso di dubbio – bambini che sembrano più grandi o anziani che dimostrano meno dei loro anni – dovrà chiedere la carta di identità.

Sempre oggi potrebbe essere un giorno decisivo per la battaglia sui decibel tra i gestori dei locali di piazza Bresca e piazza Sardi e i residenti. Alle 11, in sala giunta, l’assessore alle Attività produttive Giulio Ghersi cercherà una mediazione tra le due parti. «In questa vicenda l’unica possibilità è ricorrere al buon senso, con l’obiettivo di fare andare d’accordo sia i titolari di bar, pub e ristoranti, sia chi, in quelle due piazze, vive e vorrebbe stare più tranquillo. Ho letto gli esposti presentati dai residenti in questi anni, certo non è un problema di facile soluzione, ma da qualche parte bisogna cominciare a gettare le basi. E spero che accada nell’incontro in sala giunta».

Da parte sua, il sindaco Zoccarato tiene a ringraziare i gestori perché contribuiscono a tenere viva la città, dall’altra gli stessi abitanti di piazza Sardi e piazza Bresca per la loro pazienza: anche le proteste sono sempre state civili.

Diverso il caso del degrado dovuto al comportamento non proprio educato di molti clienti dei locali. Al mattino, gli abitanti lamentano di dover fare lo slalom tra bottiglie, lattine e cartacce, spesso lasciate sui motorini parcheggiati in via Nino Bixio, utilizzati come poltrone. «Ho riferito la questione all’assessore all’Ecologia Antonio Fera, affinché vengano adottati i provvedimenti del caso, dando alle due piazze l’attenzione che meritano per quanto riguarda la pulizia». Più difficile sarà punire chi le sporca. In questo caso si pensa ad un intervento diretto dei gestori, attraverso una campagna di sensibilizzazione mirata a evitare quei gesti di maleducazione che in altre località ben più celebri di Sanremo per la “movida” non si vedono.

da IL SECOLO XIX

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Lucciole, primi ricorsi dei clienti multati

di Fabio Pin

per IL SECOLO XIX

Quarantadue anni, separato, senza figli, titolare di un piccolo laboratorio artigianale, sembra a Santo Stefano al Mare. Quella notte di venti giorni fa, in corso Cavallotti, aveva provato a discolparsi, a spiegare che si era fermato solo per chiedere un’informazione, che lui non sapeva si trattasse di una lucciola, anzi di un trans. Insomma, non cercava compagnia, tanto meno a pagamento. Ma la pattuglia dei vigili di Sanremo non aveva sentito ragioni. E dopo una civile ma inutile discussione, l’uomo si era visto contestare la violazione dell’ordinanza firmata una decina di giorni prima dal sindaco Borea. E di conseguenza la maxi-sanzione di 500 euro. Trenta i giorni a disposizione per saldare il conto.

Ma l’artigiano, dopo averci rimuginato sopra un paio di giorni, si è rivolto a un avvocato: quella multa è un’ingiustizia, voglio impugnare il verbale. Detto e fatto. E venerdì mattina il ricorso è arrivato sulla scrivania del comandante della polizia municipale Claudio Frattarola. Che ha confermato: «È vero, ci è pervenuta un’impugnazione: la prima contro l’applicazione dell’ordinanza volta a contrastare il fenomeno della prostituzione. La esaminerò». Se sarà rigettata, il quarataduenne si rivolgerà al giudice di pace. Anche perchè il protagonista (o la vittima) non mette in discussione la legittimità delle misure adottate dal primo cittadino sanremese, ma il fatto di essere incorso in una violazione. Tre le argomentazioni in cui si articola il ricorso. La prima è che, a detta dell’uomo, si sarebbe accostato con la macchina solo per ottenere un’informazione, quindi senza scaricare o far salire a bordo nessuno. In secondo luogo, sostiene che non sarebbe stato a conoscenza della “professione” della persona interpellate, che tra l’altro non era una ragazza ma un transessuale brasiliano. In ultimo, la sosta dell’auto non avrebbe intralciato in alcun modo la viabilità, tanto meno rappresentato un elemento di rischio per la pubblica incolumità. In pratica, afferma il ricorrente, si sarebbe fermato nell’area di una stazione di servizio.

«Ripeto, valuteremo le motivazioni del ricorso. Se non saranno accoglibili, andremo davanti al giudice», taglia corto Frattarola. Che sempre ieri ha riferito di non avere notizia di un’altra iniziativa legale che sarebbe stata promossa da uno dei trenta multati.

In questo caso si tratterebbe di un ricorso al Tar contro l’ordinanza. «Al momento non mi risulta. Tuttavia trattandosi di un’ordinanza che si basa sui maggiori poteri conferiti dal Governo ai sindaci, difficile pensare a un esito positivo di un eventuale impugnazione al Tar». Senza contare che un ricorso di legittimità comporta spese non indifferenti, nell’ordine di almeno duemila euro. Se poi si perde, bisogna aggiungere i 500 euro della multa. L’unica soluzione meno costosa potrebbe essere quella di una “class action” ovvero un’azione collettiva risarcitoria sul modello del sistema americano. Ma in Italia questo strumento non è ancora utilizzabile. Inoltre per abbattere i costi bisognerebbe “consorziare” un bel po’ di “clienti”.

da IL SECOLO XIX

In Liguria è vietato conversare con donne fasciate da abito provocante

(Caterina Cossu ed Erica Manna – La Repubblica, edizione di Genova)

State intrattenendo una conversazione con una donna fasciata da un abito provocante in bilico sui tacchi a spillo? Vietato. Potrebbe «esercitare meretricio», e per il “contrattatore” – nonché per la signorina – la multa salata è in agguato. I bambini si lanciano la palla nella piazza davanti al Municipio? Proibito, gli schiamazzi disturbano. Amate pedalare sulla passeggiata in riva al mare? Per carità, la pavimentazione si rovina. E guai a girovagare lontano dalla spiaggia a torso nudo o in bikini: la pubblica decenza ne risentirebbe.

Benvenuti nell´estate del divieto. D´altronde, il ministro dell´Interno Roberto Maroni l´aveva detto: sindaci, siate creativi. Ebbene, anche in Liguria come fantasia non scherzano. E così, tra una proibizione e l´altra, per il turista l´estate in Riviera può diventare uno slalom. Tra cosa si può e cosa, invece, non si può proprio fare.

Ora ci si mette pure il londinese Independent on Sunday, a bacchettare il rigore nostrano: «Cari turisti, state attenti in Italia. Se esiste qualcosa di divertente, c´è una legge che la vieta».

Certo, in Liguria siamo ben lontani dal proibizionismo di certe città del Nord-Est, dove persino le panchine hanno il bracciolo centrale per impedire lo spettacolo degradante di chi si addormenta all´addiaccio. Ma alcune ordinanze hanno fatto scuola anche in Riviera. Come quella del sindaco di Venezia Massimo Cacciari: per contrastare la vendita delle merci contraffatte, nei comuni di Ventimiglia, Alassio e Finale ligure è vietato passeggiare con un voluminoso borsone al seguito. Chi ne viene trovato in possesso deve giustificare alle autorità la provenienza della merce.

Se avete una famiglia molto numerosa, poi, occhio a non affittare per le ferie un alloggio troppo piccolo: ad Albenga, il Comune ha stabilito il numero massimo di persone “al metro quadro”, a seconda della tipologia abitativa.

Vita dura, poi, per chi esercita il mestiere più antico del mondo: a Chiavari, rischiano la multa sia le prostitute che i clienti. Motivo? Intralcio del traffico e offesa della pubblica decenza.

Ma la palma del rigore va sicuramente a Sanremo, dove rischia di essere sanzionato chi si intrattenga su una strada pubblica, anche solo per chiedere informazioni, con chi «per le modalità comportamentali, manifesta l´intenzione di esercitare l´attività consistente in prestazioni sessuali».

Attenzione anche alla movida. Solo Bordighera tollera la musica alta fino alle 2 del mattino. E da Ponente a Levante sono sempre più numerosi i divieti di passeggiare con i contenitori di vetro. Alla Spezia, nel quartiere umbertino, fuori dai locali non si possono consumare alcolici dopo le 20. Nemmeno nei bicchieri di plastica.

Tempi duri anche per gli amanti dei bivacchi nei parchi e nelle piazze: a Sanremo è vietato sdraiarsi per terra negli spazi pubblici consumando alcolici. Ad Albisola Marina, per contrastare l´abitudine diffusa ad abbandonarsi a pennichelle all´ombra, un´ordinanza vieta di sdraiarsi nelle aiuole comunali. E ad Alassio, nei giardini pubblici, non si può nemmeno mangiare.

Orologio e calendario alla mano, poi, persino per la passeggiata di Fido. A Lerici i cani possono accedere alla scogliera sono in determinate fasce orarie: dal 13 agosto al 30 settembre solo dalle 20 alle 7.30 del mattino.