Jesolo stanga i clienti dei vu’ cumprà

Multe da 1000 euro a chi fa acquisti

di Giovanni Cagnassi

JESOLO. Mille euro di sanzione a chi acquista merce contraffatta dagli ambulanti in spiaggia a Jesolo. E’ una delle norme più severe del piano sicurezza previsto dal Comune attraverso la polizia locale. Ieri la presentazione ufficiale. Il sindaco, Francesco Calzavara, e l’assessore alla sicurezza, Andrea Boccato, con il comandate della polizia locale, Claudio Vanin, hanno illustrato i punti salienti di questo piano che prevede l’impiego di 54 agenti, più 9 stagionali, 16 dei quali sull’arenile.

Sarà lotta serrata all’abusivismo in spiaggia. «Una turista ha scritto una mail al Comune – ha detto il sindaco – nella quale denunciava come 48 venditori abusivi l’hanno disturbata mentre prendeva il sole in una giornata a Jesolo. Rischiamo di essere una spiaggia off limits per i turisti che non vogliono essere disturbati mentre sono in spiaggia a cercare riposo e relax». Il raggio di azione sarà molto ampio per la polizia locale. Pattuglie in spiaggia con i mezzi in dotazione, tra cui le veloci biciclette e i mezzi per attraversare l’arenile.

I clienti dei vu cumprà e ambulanti vari che vendono merce contraffatta sono avvertiti: se colti in flagrante saranno multati con mille euro. Sul fronte dell’ordine pubblico e sicurezza, la polizia locale farà da supporto alle forze di polizia preposte istituzionalmente, vale a dire carabinieri, polizia e finanza. Pattuglie fisse in piazza Mazzini e sulle strade contro le stragi del sabato sera, controlli negli esercizi pubblici sulla vendita di alcolici e bottiglie in vetro nel rispetto dell’ordinanza del sindaco. Etilometri e droga test lungo le strade più pericolose e battute nei giorni festivi e nell’arco delle 24 ore completano i compiti assegnati agli agenti jesolani.

«Sarà un’azione a tutto campo – ha detto Boccato – anche contro il fenomeno della prostituzione con multe da 500 euro a clienti e lucciole. Una severità che ha funzionato visto che ormai di ragazze sulle strade non se ne vedono quasi più. Attendiamo al più presto – conclude – che arrivino i rinforzi di polizia e carabinieri, 240 in tutta la costa, per organizzare pattuglie miste e integrazione tra le varie specializzazioni». Insomma, lotta su tutti i fronti al crimine, prevenzione e sicurezza sulle strade e soprattutto in spiaggia, ovvero il bene più prezioso da tutelare in una località turistica.

Jesolo vuole essere una spiaggia sicura e per questo sta predisponendo tutte le misure necessarie per garantire un controllo capillare del territorio in cui la polizia locale non può che recitare un ruolo di primo piano per integrare le altre forze di polizia. «E’ importante sottolineare – ha detto Vanin – che noi saremo supporto delle forze di polizia istituzionalmente preposte a ordine e sicurezza pubblica».
(29 maggio 2010)

da La Nuova Venezia

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Nuove regole sulle spiagge Fasanesi

Contenute nell’ordinanza balneare 2009 emessa dalla Regione Puglia.

L’ordinanza per il turismo e le strutture balneari 2009 firmata l’altro giorno dall’assessore regionale al turismo Massimo Ostillio e dal suo collega al demanio Guglielmo Minervini presso Lido Pellerossa al Capitolo di Monopoli contiene una serie di novità per la stagione estiva e per i titolari di strutture balneari, molte delle quali presenti proprio lungo la litoranea fasanese.
Ma vediamo in dettaglio le novità contenute nella cosiddetta ordinanza balneare 2009.
La stagione balneare dura l’intero anno solare.
Questa scelta è in linea con il processo di destagionalizzazione dei flussi turistici.
Le strutture balneari sono comunque obbligate a tenere aperta l’attività almeno dal 15 maggio al 15 settembre.
Tutta la cartellonistica per le informazioni di servizio agli utenti delle spiagge dovrà essere sempre ben visibile e redatta anche in lingua inglese, francese e tedesca.
In tutti gli stabilimenti l’Ordinanza e l’”abaco delle informazioni al cittadino” dovranno essere affissi in luoghi ben visibili a tutti e in dimensioni minime di cm. 70×100.
Lo specchio d’acqua riservato alla balneazione si riduce da mt. 200 a mt.150 dalla riva.
Lo spazio potrà essere aumentato solo con Ordinanze delle singole Capitanerie in base a loro rilievi batimetrici e/o valutazioni in ordine alla sicurezza della balneazione.
Lo spazio riservato alla balneazione dovrà essere segnalato da gavitelli che non potranno distare più di 25metri fra loro.
Per la pulizia delle spiagge sugli arenili è permesso anche l’uso di cingolati gommati.
Sugli scogli, invece, nessun mezzo.
La rimozione delle alghe che si depositano a riva è autorizzata nel periodo della balneazione.
Le alghe dovranno essere depositate in luoghi di stoccaggio per poi essere risistemate in loco per la loro naturale azione di ripascimento degli arenili.
Potranno essere stipulati accordi tra i Comuni e i concessionari per la pulizia dei litorali e i servizi di salvataggio.
In tema di contrasto al lavoro nero sono previste sanzioni finanziare fino a 10.032 euro e amministrative fino alla revoca della concessione per tutti coloro che violano le norme sul lavoro regolare. Le ammende sono versate ai Comuni di riferimento.
È stato confermato il libero accesso agli arenili (minimo ogni 150 metri), la pulizia delle spiagge libere, che devono essere perfettamente fruibili anche dai soggetti disabili, il divieto di transito nelle zone riservate alla balneazione per qualsiasi tipo di imbarcazione (possono utilizzare solo i corridoi di lancio appositamente segnalati), il divieto di diffusione sonora dalle ore 13,30 alle 16,00 e, comunque, i livelli di intensità acustica dovranno essere moderati, il divieto di realizzare recinzioni (fronte mare sempre libero al transito).

da goifasano.it

Sulle spiagge, la giungla dei divieti

Lontani gli echi della “guerra della battigia”, a un anno dalla celebrazione della lotta per la conquista del bagnasciuga, permangono sulle spiagge liguri tutti i dubbi sull’ormai annosa questione del libero accesso al sacro bene del mare, sulla possibilità o meno di usufruirne in maniera gratuita anche nei tratti presidiati da lettini, cabine e bagnini. L’accesso gratuito alla battigia mi deve sempre essere garantito? E quando arrivo al mare posso sostare o sedermi davanti al bagnasciuga? Posso stendere un asciugamano e prender il sole nei cinque metri prospicienti l’infrangersi delle onde?

Nonostante la patina di confusione che ancora rende difficile capire a pieno l’argomento, alcuni paletti ben fissi ci sono, anche se per scorgerli occcorre incrociare tutte le norme presenti in materia.

Le fonti di diritto

È bene, prima di tutto, tentare di capire il quadro normativo entro il quale ci si muove. «Fino al 2002 era soltanto l’ordinanza balneare della Capitaneria di porto, ad avere giurisdizione in materia di spiagge – spiega il capitano di fregata Andrea Calcagno, responsabile per la Capitaneria di porto di Genova della sezione Demanio e Polizia giudiziaria – col “pacchetto Bassanini” diverse competenze sulle aree demaniali sono passate ai sindaci. Volendo banalizzare la questione, che in realtà è più complessa soprattutto per quanto riguarda i controlli, si potrebbe dire che a noi è rimasta la responsabilità di disciplinare quando avviene sul fronte mare e nei tratti antistanti la costa, con particolare attenzione alla sicurezza per i bagnanti. I Comuni, invece, si occupano di tutto ciò che avviene “a monte” della battigia, regolamento sull’uso delle spiagge e obblighi per i titolari degli stabilimenti balneari». Dal 2002, dunque, ci sono due diverse ordinanze a disciplinare il comportamento sugli arenili, siano essi liberi o in concessione a privati: l’ordinanza balneare della Capitaneria di porto, sempre uguale tutti gli anni, e quella del sindaco del Comune di riferimento, la quale deve essere promulgata ogni anno ma in realtà rimane sostanzialmente invariata (e non si discosta molto da quanto prevedeva l’ordinanza unica “pre-Bassanini”). Ma sul tema del diritto d’accesso e della possibilità o meno di usufruire gratuitamente del bene-mare, è intervenuta l’anno scorso anche l’ultima Finanziaria del governo Prodi, che in poche laconiche righe evidenzia la necessità di assicurare accesso e balneazione ovunque a chiunque ne manifesti la volontà. Per ultima, a giugno, è intervenuta una legge regionale (la 13/2008, proposta dall’assessore Carlo Ruggeri) sul miglioramento della fruizione delle spiagge libere. Quest’ultima norma agisce sui Comuni, obbligandoli ad attivare politiche per l’ampliamento delle spiagge libere o per la loro salvaguardia. La norma invita anche i Comuni a mettere cartelli ogni 200 metri che indichino corridoi di accesso alla battigia.

Il libero accesso

Il problema, in assenza di testi unici e sentenze specifiche, è interpretare il grado di libertà di chi voglia accedere a una spiaggia per farsi un bagno e si trovi di fronte barriere e casse di uno stabilimento privato. Si evince, dal quadro normativo, che qualunque bagnante possa arrivare al mare senza essere ostacolato, nemmeno in corrispondenza di “bagni” privati. Il transito fino al mare non può essere impedito (lo dicono le ordinanze delle Capitanerie di Porto, quelle dei sindaci dei Comuni, la Finanziaria 2007). Prima le ordinanze dei sindaci prevedevano quest’obbligo per un gestore di stabilimento soltanto nel caso che nell’arco di cento metri non fosse possibile accedere al mare. Molti Comuni stanno togliendo questa indicazione, l’accesso deve essere garantito sempre.

La sosta davanti alla battigia

Nei 5 (o 3 metri) prospicienti al punto dove le onde si infrangono le Capitanerie di porto vietano – per motivi di sicurezza e visibilità dei bagnini – di occupare con ombrelloni, sdraio, sedie, sgabelli, teli e quant’altro la fascia di 5 metri dalla battigia che è destinata esclusivamente al libero transito. «Anche sostare brevemente in quest’area può essere oggetto di sanzione – spiega il capitano Calcagno – il motivo di questo divieto è che potrebbero nascere diatribe tra chi prende il mare o “atterra” con un natante e si trovi un bagnante seduto davanti alla battigia». Pertanto non è possibile, né in piedi né seduti, occupare questa fascia destinata al solo transito. La fascia in questione è di 5 metri più a monte della battigia, 3 quando la profondità dell’arenile è inferiore ai 20 metri. La sanzione prevista è di duecento euro.

Il bagno

Se posso o meno fare un bagno davanti allo stabilimento che mi ha liberamente lasciato entrare le leggi non lo chiariscono. «La Finanziaria 2007 parla di “balneazione” da garantire, mentre la legge regionale 13 del 2008 parla solo di diritto d’accesso – spiega Stefano Salvetti, presidente ligure di Adiconsum, associazione che condusse l’anno scorso la “battaglia degli arenili” – Ciò non toglie che la Finanziaria, che dovrebbe essere sovrana, consente anche di fare il bagno».

Daniele Grillo per “Il secolo XIX

Dal bacio in auto agli zoccoli. Sì, l’Italia è tutta un divieto

di Federica Fantozzi

Altro che estate all’insegna della libertà: l’Italia si scopre il Paese dei divieti. Dagli zoccoli di legno, alle effusioni amorose, dai tagliaerba usati fuori orario ai bagni nelle fontane cittadine: la lista delle proibizioni aumenta di anno in anno. Non senza qualche curiosità. A Novara è vietato stare nei parchi di sera in gruppi di 3 o più persone. Ordine del sindaco leghista.

Fate attenzione: «È assolutamente vietato danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto», pena la multa fino a 428 euro. Facinorosi e collezionisti sono avvertiti, se non vogliono rimpinguare le casse dei più disparati comuni italiani. Perché quest’estate il Belpaese è tutto un divieto: si è passati dalla finanza all’ordinanza creativa, e al vacanziere tocca la gimkana. Il manifesto ne ha pubblicata una mappa dettagliata, spassosa e inquietante.

Ah sposarsi a Cernobbio, sul lago di Como celebrato dal Manzoni e ammodernato da George Clooney: a togliere un filo di romanticismo è giusto l’ispezione igienico-sanitaria obbligatoria nella casa dei novelli coniugi. Belli e così tipici gli zoccoli da mare che si possono ammirare, nonché comprare a caro prezzo, nelle boutique di Capri: peccato che ad indossarli si disturbi la quiete balneare e arrivano i vigili. Il prato della villetta che avete affittato è invaso di gramigna? La siepe minaccia di entrarvi in camera? Il rampicante ha occluso il camino? Se siete a Forte dei Marmi rischiate 500 euro di multa a impugnare il tagliaerba nelle ore pomeridiane consacrate alla pennichella o nei fine settimana (si prevedono proteste dei giardinieri, il cui giro d’affari è in pericolo). In via di estinzione i gruppi di amici a Novara dove il sindaco leghista ha vietato lo «stazionamento serale di 3 o più persone» nei parchi e nei giardini comunali. Il che sembrerebbe favorire le coppiette, laddove a Eboli, parecchio più a Sud, due bacetti in auto possono costare cari.

Poi ci sono i divieti intuitivi ma non del tutto. Quasi ovunque non si può fare il bagno nelle fontane. Un’italiana trasferita in Islanda ha scritto a un quotidiano: il suo nordico compagno e i loro due figli facevano il pediluvio in una fontana romana, quando un tutore dell’ordine li ha allontanati in malo modo urlando e spaventando i pupi. «Visto che a Reykjavik si può – si duole lei – Dovrebbero mettere un cartello».

Altro divieto ad ampio raggio è il tuffo in spiaggia. Ma se il trampolino c’è, però non si può usare, che senso ha? O vale per quelli – molti senza dubbio – che se lo portano da casa al posto delle paperelle di gomma e del secchiello? A proposito: a Eraclea, nel Veneto dei sindaci-sceriffi, non si possono scavare buche né costruire castelli di sabbia sul bagnasciuga: non sia mai un passante ci caschi dentro o ci sbatta contro.

L’ultima tendenza è l’ordinanza anti-bivacco, elasticissima. A Verona, i concittadini del padano sindaco Tosi si sono ritrovati le panchine divise a metà da una sbarra che impedisce sì il pisolino ai barboni, ma anche la permanenza comoda a chiunque superi 50 chili di peso. È la stessa città dove vige il no smoking nei parchi: l’unica vittima per ora è stato un immigrato costretto a sganciare 50 euro, ma la giurano che sia una coincidenza. A Vicenza inflessibili vigili in bici hanno multato una coppia di ragazzi perché leggevano libri in un parco pubblico. I due hanno protestato: altri non sono stati sanzionati, non sarà perché gli autori da loro prescelti erano Pasolini e Saviano? Le autorità comunali dibattono pensose se presidiare la linea della fermezza o incentivare l’alfabetismo.

A Roma il neo-sindaco Alemanno ha i suoi grattacapi: appena ha pubblicizzata l’ordinanza anti-cassonetto gli sono saltati tutti addosso, dall’associazionismo cattolico ai consumatori ai vegani più à la page. Morale, ha dovuto fare retromarcia: «Ce l’avevo con il racket, mica con i poveracci». Né pare di facile applicazione il rimedio anti-writers: chi sarà sorpreso a imbrattare muri pubblici dovrà cancellare, oltre al suo, 10 graffiti.

A Firenze, il nuovo regolamento-omnibus disciplina pressoché tutti i comportamenti. Il problema è che i residenti ancora non lo hanno letto e non lo sanno. Ne conseguono contravvenzioni a pioggia: 160 euro all’incauto che ha steso i panni dalla finestra in modo visibile ai turisti del centro fiorentino. Multate due mendicanti sdraiate sul marciapiede: non perché chiedessero l’elemosina ma per intralcio alla circolazione. Non è proibito – come a Venezia o Positano – mangiarsi un panino in strada purché non lo si faccia «in modo indecente». Arbiter elegantiae, ovviamente, il vigile: che ha sanzionato una famigliola francese priva di buona creanza. In Laguna, dopo un duro braccio di ferro con i venditori di becchime, è diventato fuorilegge nutrire i celebri piccioni di San Marco. Si spera che i pennuti, pasciuti da decenni di turismo bendisposto, non diventino antropofagi.

In ogni caso, comune che vai sindaco che trovi. Sarebbe vietato circolare vicino alla riva con gommoni e moto d’acqua a motore acceso. Ma quando Briatore & company hanno suscitato lo sdegno dei bagnanti approdando a tutta birra sulla spiaggia sarda di Capriccioli, il primo cittadino di Arzachena ha vestito i panni di Giobbe: «Reazioni esagerate, sa quanti ce ne sono di maleducati? Certe presenze fanno bene per il turismo, bisogna sopportare». Anche il divieto di occupare la battigia è variamente applicato lungo la Penisola. Come la repressione dei «furbetti dell’ombrellone»: colpevoli di lasciarlo piantato sulla spiaggia libera anziché caricarselo in spalla ogni sera. Nessuno, ci si augura, ha davvero pagato mille euro per aver lasciato l’asciugamano a occupargli il posto. Poi: vietato il volantinaggio pubblicitario tra le sdraio, ma non i mega-striscioni aerei che sfondano i timpani.

E se dappertutto è proibito portare cani in spiaggia – alla faccia degli abbandoni – a Capalbio la questione è di stile. All’Ultima spiaggia un cartello informa che «è vietato condurre animali». Subito sotto, a pennarello, la rettifica: «Il dottor Vigna ritiene che il termine “condurre” sia sbagliato. È dunque vietato introdurre animali».

Pubblicato il: 15.08.08 su Unità.it